UN’ALTRA DISCRIMINAZIONE IN LOMBARDIA PER LE IMPRESE CHE DI GIOCO VIVONO

Si pensava che “con l’avvento dell’accordo” sul gioco tutto cambiasse, come se fosse stato toccato da una bacchetta magica e che d’incanto, quindi, tutto ciò che di negativo era stato scritto e detto nei confronti del gioco sparisse e che il settore ludico, finalmente, assumesse le sembianze di “un bel principe” uscendo da quelle di “brutto rospo” e che nulla più di infausto avrebbe potuto toccarlo! E questo avrebbe potuto rappresentare l’inizio di una nuova bella favola… con un bel consueto finale…

Invece, riecco il mondo dei giochi del casino a battagliare nuovamente, sopratutto in Lombardia dove il terreno è sempre stato per lui aspro ed irto di ostacoli, ed a trovarsi in mezzo alla decisione della Regione che azzera la sua quota Irap per sostenere coloro che intendono intraprendere una nuova attività. “Naturalmente” esclusi quei “non cittadini” che decidessero, malauguratamente, di iniziare una attività che comprenda apparecchiature da intrattenimento! Costoro sono ritenuti, evidentemente, “cittadini di serie B” e non degni di usufruire delle iniziative “benefiche” della Regione, che peraltro rappresenta lo Stato, a nome e per conto del quale chi acquista una concessione di gioco (ed anche ben pagata) agisce e svolge la propria attività.

Infatti, in Regione Lombardia si sono definite le modalità di fruizione per l’azzeramento dell’aliquota Irap a favore delle nuove imprese commerciali che siano in possesso dei requisiti previsti e da queste modalità, come detto, dalle quali sembrerebbero esclusi gli esercizi con apparecchi di gioco. Sarà oltremodo soddisfatta la paladina del “no slot” che staziona in quella Regione che non ha mai nascosto il suo dissenso nei confronti del gioco pubblico ed in tutti i modi possibili, osteggiando anche quel benedetto e già famigerato accordo durante tutta la tortuosa trattativa che lo ha accompagnato nei mesi scorsi.

Un’altra discriminazione presente, quindi, su quel territorio che si accompagna a tutte quelle precedenti già messe sul campo e dalle quali le imprese che di gioco vivono si sono dovute difendere per anni e che lo dovranno fare evidentemente ancora. Con i “nuovi poteri conferiti” agli Enti Locali delle varie Regioni dell’italico territorio, gli stessi avranno ancora più possibilità, sempre “nascosti” dietro il bene del proprio territorio, di intraprendere iniziative che vadano piano piano ad eliminare il gioco con tutti i suoi annessi e connessi (ed in questo senso ci si riferisce naturalmente alle risorse umane che nel settore lavorano da anni) che comporteranno una marea di gente in cerca della “chimera-lavoro”. Ma, è ovvio che l’assessore Beccalossi avrà pensato ad un “piano B” e proporrà a queste persone un lavoro “alternativo” ed indeterminato lontano dal demone del gioco.

L’obbiettivo dell’iniziativa della Regione Lombardia di azzerare l’Irap per le nuove imprese, e qui parla l’assessore allo Sviluppo Economico, è quello di favorire la creazione di nuove attività in modo da contrastare, con una fiscalità vantaggiosa, la desertificazione commerciale: in pratica, si vuole favorire l’apertura di nuovi esercizi, punti di riferimento e di vitalità per i vari centri urbani, ma si vogliono anche costituire presidi di sicurezza e legalità sempre per i centri abitati ed è da questo molto probabilmente che discende la decisione di “rendere estranee” le attività di gioco da questa vantaggiosa proposta di “scontistica amministrativa-finanziaria”. Ed il gioco? Che si arrangi da sé, se ci riesce…

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